Il Bollettino della Biblioteca

 

Marzo 2017

 

 

La rinascita

 

 

 

Foto tratta dall’evento organizzato dal nostro Istituto

in occasione della Giornata mondiale della Poesia

 

 

 

Il Rinascimento….. per strada

 

 

Keith Haring è un artista americano. Il suo stile si concentra in contesti prettamente urbani sviluppando un nuovo linguaggio costituito da sagome contornate dal “classico” tratto nero che danno quasi l’idea di un fumetto. Negli anni 80 diventa celebre a livello internazionale per la sua arte proposta  su qual­si­asi sup­porto disponi­bile (dal muro di una metropoli alla super­fi­cie di un gad­get com­mer­ciale, dalle pareti esterne di una chiesa a quelle di un ospedale, dai muri delle met­ro­pol­i­tane ai mobili). Ad esempio crea delle spillette che distribuisce sui treni della metro trasformando l’oggetto d’arte in un mezzo di dialogo tra i viaggiatori. Viene anche arrestato, dopo aver imbrattato uno dei tanti muri delle metropolitane newyorkesi. Per Harring, però, l’arte non va spiegata ne ingabbiata in luoghi deputati ma condivisa, messa a disposizione di tutti. Un’opera interessante è l’Albero della Vita, realizzato intorno al 1986 facendo riferimento a dei pittogrammi che ricordano quelli Maya e degli Aztechi, degli abori­geni aus­traliani, e delle tribù africane. Ciò che più caratterizza quest’opera è il dinamismo che usa, i segni che danno l’idea di movimento e la vivacità dei colori, molto in contrasto tra di loro. Usa il verde per l’albero, il colore delle speranza. I rami assumono alla fine una forma umana per evocare una generazione nuova piana di vitalità e di speranza. Il giallo lo usa invece per determinare le sagome umane che, contrassegnate da puntini rossi, simboleggiano la malattia, foglie e sagome malate. Haring fa questo per denunciare l’AIDS, che l’avrebbe portato via pochi anni più tardi. Tuttavia l’Albero della Vita è segno di rigenerazione e rinascita, e diventa un perfetto soggetto iconografico per l’artista che ha identificato arte e vita.

 

Riccardo Buscaglia 3SC

(la classe 3SC ha visitato la mostra venerdì 24 marzo)

 

 

 

 

Giornata Mondiale

Della Poesia—Unesco

 

 

                                                                             

                                                               

                                                    Locandina di Raissa Benenti 2SC

 

LPRIMA GIORNATA “POESIA E MUSICA”

21 MARZO 2017 – SCUOLA MASERATI – VOGHERA

 

 

Le classi 1SC, 2SC, 2SB, 2EA, 2EB, 2MA,2MB, 2BI dell'Istituto Maserati di Voghera con l'aiuto dei docenti Giulia Casali, Antonella Gatti, Marco Podda, Anna Marta Savino, Giovannella Spadaro, hanno realizzato uno spettacolo dedicato alla musica e alla poesia.

La manifestazione si è aperta con l'esecuzione di un brano da parte di due alunni, Matteo Domanin e Mattia Pruzzi. La professoressa Gatti ha introdotto le letture dei testi con la proiezione del video della famosa “The sound of silence”, di Simon&Garfunkle che ha emozionato la platea. Tutte le classi hanno presentato dei lavori originali e ben fatti. La lettura delle poesie è stata accompagnata dalla visione di video e power point. La classe 1SC ha lavorato sul testo Fango di Jovanotti abbinandolo ai versi de I fiori del male di Baudelaire, con la realizzazione di alcuni acrostici. Gli alunni della 2SB hanno presentato un power point della canzone “Let her go”,dei Passenger accostata a versi di Paul Eluard. La classe 2SC, proponendo il video“Occidentalis karma”, di Francesco Gabbani ha interrogato la platea sull’identità della scimmia nuda proponendo la poesia L'Antenato di Trilussa e un’intervista impossibile all’Homo sapiens. Originale il lavoro della 2Ma che ha scritto e ed inciso una canzone,dal titolo Cloni liberamente tratta dalla canzone L'oracolo di selfie di Nitro. La classe 2EA ha letto due testi, la poesia Chi sono? di Palazzeschi, e la scena prima atto terzo dell'Amleto di Shakespeare presentando poi un divertente video realizzato dagli alunni stessi sulle note della canzone “Occidentalis karma”, di Francesco Gabbani. La Classe 2BI ha lavorato su diversi testi. Hanno proposto video e letto i seguenti brani:“Ulisse”, di Umberto Saba abbinata alla ribelle canzone “Ulisse” di LOW LOW; il video di “Demons”, degli Image Dragons seguito dalla lettura di un mix di aforismi sugli “occhi”; il video “Siamo chi siamo”, di Ligabue con i versi di Dante ( IF. I – 1-3), I Fiumi di Ungaretti, e San Martino di Giosue Carducci. Gli alunni della 2EB hanno riflettuto sulla canzone “China Town”, di Caparezza mostrando le diverse citazioni poetiche presenti nel testo. Un gruppo della classe ha lavorato sul tema del mare con la canzone e il video: “Il mare d’inverno”, di Enrico Ruggeri e le poesie Mare, di Giovanni Pascoli, Poesia, di Kahlil Gibran, Il mare è tutto, di Sandro Penna. Ricollegandosi alla canzone-poesia d’inizio, ossia “The sound of silence”, hanno letto Ho bisogno di silenzio di Alda Merini. La classe 2MB ha presenato le canzoni “A te” di Jovanotti,Castle on the hill”, di Ed Sheeran ed “Every breath you take”, dei The Police abbinate a vari aforismi e alla poesia “Ed è subito sera”di Quasimodo.

 

Prof.Giovannella Spadaro

 

 

     

 

       

   

 

 

    

 

Gli alunni del biennio sono stati coinvolti nella realizzazione di una serie di segnalibri ispirati alla poesia o alla canzone del cuore che saranno messi a disposizione dei frequentatori della nostra Biblioteca. Tra coloro che hanno partecipato è stato estratto un vincitore,Simone Calderoni della 1EA, che ha ricevuto in regalo un simpatico “ricordo poetico”

 

Rubrica:Dillo in versi

 

Charles Baudelaire, “I fiori del male”

 

Spesso la musica mi porta via come fa il mare. Sotto una

volta di bruma o in un vasto etere metto vela verso la mia pallida stella.

Petto in avanti e polmoni gonfi come vela scalo la cresta

dei flutti accavallati che la notte mi nasconde;

sento vibrare in me tutte le passioni d'un vascello che dolora,

il vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi

sull'immenso abisso mi cullano. Altre volte, piatta bonaccia,

grande specchio della mia disperazione!

Jovanotti, “Fango”

 

Io lo so che non sono solo

anche quando sono solo

io lo so che non sono solo

io lo so che non sono solo

anche quando sono solo

 

sotto un cielo di stelle e di satelliti

tra i colpevoli le vittime e i superstiti

un cane abbaia alla luna

un uomo guarda la sua mano

sembra quella di suo padre

quando da bambino

lo prendeva come niente e lo sollevava su

era bello il panorama visto dall'alto

si gettava sulle cose prima del pensiero

la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero

ora la città è un film straniero senza sottotitoli

le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli

il ghiaccio sulle cose

la tele dice che le strade son pericolose

ma l'unico pericolo che sento veramente

è quello di non riuscire più a sentire niente

il profumo dei fiori l'odore della città

il suono dei motorini il sapore della pizza

le lacrime di una mamma le idee di uno studente

gli incroci possibili in una piazza

di stare con le antenne alzate verso il cielo

io lo so che non sono solo

 

io lo so che non sono solo

anche quando sono solo

io lo so che non sono solo

e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

io lo so che non sono solo

anche quando sono solo

io lo so che non sono solo

e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

 

la città un film straniero senza sottotitoli

una pentola che cuoce pezzi di dialoghi

come stai quanto costa che ore sono

che succede che si dice chi ci crede

e allora ci si vede

ci si sente soli dalla parte del bersaglio

e diventi un appestato quando fai uno sbaglio

un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te

ma ti guardi intorno e invece non c'è niente

un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che

hanno ancora il coraggio di innamorarsi

e una musica che pompa sangue nelle vene

e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi

smettere di lamentarsi

che l'unico pericolo che senti veramente

è quello di non riuscire più a sentire niente

di non riuscire più a sentire niente

il battito di un cuore dentro al petto

la passione che fa crescere un progetto

l'appetito la sete l'evoluzione in atto

l'energia che si scatena in un contatto

 

io lo so che non sono solo

anche quando sono solo

io lo so che non sono solo

e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

io lo so che non sono solo

anche quando sono solo

io lo so che non sono solo

e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

 

e mi fondo con il cielo e con il fango

 

e mi fondo con il cielo e con il fango

 

 

UMBERTO SABA - ULISSE

 

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava, scivolosi al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; ma al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

 

Da “Ulisse” , canta Low Low…

Ho scelto il male perché il bene era banale
Dio m'ha dato una pistola facile da maneggiare
Forse certa gente la deve pagare
Forse io non ho paura di sparare
E probabilmente non servirà a niente
Lo capisco da solo, mi reputo intelligente
Ma sento queste voci e mi partono queste fisse
Un giorno di vita di Nico
, Ulisse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPAREZZA – CHINA TOWN

 

Non è la fede che ha cambiato la mia vita, 

ma l'inchiostro,

che guida le mie dita, la mia mano, il polso, 

 

Caparezza dice che non è stata la fede a cambiare la sua vita, come succede per molti credenti/fedeli; la sua vita è stata cambiata dall’inchiostro, dalla possibilità che ha con esso di esprimersi scrivendo.

Descrive l’inchiostro come una ‘’forza’’ che porta a muovere involontariamente le sue dita, la sua mano ed il polso; è un movimento naturale, una forza che lo trasporta.

 

Non è la droga a darmi la pelle d'oca ma, 

pensare a Mozart che in mano ha la penna d'oca, là, 

sullo scrittoio a disegnare quella nota, fa, 

la storia, senza disco, né video, né social.

Dice che non ha bisogno della droga per produrre sensazioni: gli basta pensare a Mozart, il quale con una semplice penna d’oca su di uno scrittoio (così se lo immagina Michele), è riuscito a fare la storia della musica senza l’ausilio di dischi, video o social network. Tutti e tre mezzi di diffusione musicale ai giorni d’oggi. In questi versi Capa inserisce due note musicali, mentre parla di Mozart: LA e FA.

Valium e Prozac non mi calmano, datemi un calamo,

o qualche penna su cui stampano il nome di un farmaco,

Nessun farmaco calmante o antidepressivo, come il Valium ed il Prozac, riescono a calmarlo. Per tornare in sé chiede un calamo (pezzo di canna o giunco utilizzato fino al VI secolo d.C. per scrivere) oppure una di quelle penne che vengono usate dai dottori, sulle quali vengono stampati i nomi dei farmaci.

Altro che Freud, un foglio bianco,

per volare alto lo marchio come l'ala di un albatro,

Parla di Freud e di un foglio bianco perché allude al fatto che faceva uso di cocaina in momenti di difficoltà. Capa di nuovo sottolinea il suo rifiuto rispetto l’uso di droghe: a lui non serve la ‘’polvere bianca’’ di Freud, ma un foglio bianco per superare le difficoltà.‘’foglio bianco, per volare alto lo macchio’’ con questa frase si può pensare che Capa si riferisca al test psicologico di Rosrchach, il quale consiste nel mostrare al paziente delle macchie d’inchiostro su di un foglio bianco, che vanno a creare delle figure simmetriche che i pazienti devono interpretare. Anche Michele ‘’per volare alto’’ macchia il suo foglio bianco con delle parole. Grazie alla sua scrittura riesce a ‘’volare alto’’ e la paragona ad un’ala di un albatro. Questo volatile compare in uno scritto di Coleridge (nel quale raffigura l’immaginazione dell’artista) ed in una poesia di Baudelaire (in cui rappresenta il poeta).

ALBATROS ---- CHARLES BAUDELAIRE

L’ALBATRO

 

Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
      Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
      Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
      Il vascello che va sopra gli abissi amari.

5    E li hanno appena posti sul ponte della nave
      Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro
      Pietosamente calano le grandi ali bianche,
      Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

      Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
10  Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!
      Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
      L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!

      Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
      Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
15  Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
      Per le ali di gigante non riesce a camminare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CLONI

 

Guardati, rimani dinanzi ad uno specchio

col tempo sprecato diventi sempre più vecchio

Meglio che ti vada a rivolgere a Fatima

che elogiarti davanti a una fotocamera

Non dico di tornare ai tempi della Bentley

capelli laccati, somigli più ad Elvis Presley

Capiscimi, capisciti, pensare a tutto ciò che si vuole

senza pensare a una passione che ti muove

Vuol dire restare fermo, immobile, in coma

inizia a correre la tua estenuante maratona

datti da fare per prendere il tuo diploma

raggiungi il successo, non perderti come Maradona

Combatti come i veri guerrieri di Sparta

sconfiggi questo falso sistema fatto di carta

La società rinnega a noi la verità

soldi, attentati, ladri d’identità

Credi veramente sia meglio uno schermo in HD

che uscire con i veri fra’ insieme al venerdì?

Non stancarti mai, non dire “Mi fermo qui”

Prosegui la tua strada, seppure frastagliata

E se andrà tutto bene invece poi incassa

il dolore vero lentamente passa

Ma forse è inutile fare grandi sermoni:

siete tutti uguali, siete tutti CLONI.

 

Rubrica: Incontri letterari

 

Hogwarts al Maserati

Nella mattinata del 10 febbraio, le classi 1^SB e 2^AI hanno partecipato ad un incontro con la Prof.ssa Lilia Bonomi, che ha approfondito l’analisi dei libri di Harry Potter e ha scritto un saggio intitolato “Fenomenologia di Harry Potter”. Inizialmente la Professoressa Bonomi ci ha raccontato, in maniera vivace e coinvolgente, il suo rapporto con la lettura e in particolare il suo amore per i libri scritti da J.K. Rowling dedicati a Herry Potter. La Professoressa ci ha invitati a riflettere sul perché questi libri abbiano avuto così tanto successo e ci ha suggerito alcune chiavi di lettura interessanti anche per chi, come me, non è particolarmente appassionati di questo genere. Successivamente noi alunni, divisi in gruppi, abbiamo scelto un nome di fantasia per il nostro gruppo e, dopo aver ricevuto alcuni consigli e suggerimenti, ci siamo messi all’opera per trovare nei diversi libri di Harry Potter gli elementi e gli episodi che meglio ci facessero comprendere uno dei messaggi presenti nei diversi capitoli della saga, legato al percorso di crescita degli adolescenti: la scuola, l’amicizia il rapporti con i genitori, la paura del futuro e dell’ignoto. Ogni gruppo è stato guidato da un esperto, scelto tra coloro che meglio conoscevano le vicende del maghetto. Dopo aver raccolto le informazioni direttamente dai libri e aver riflettuto cercando di collegare le vicende del personaggio della saga e dei suoi amici alle nostre esperienze e alle nostre riflessioni, abbiamo steso un breve resoconto da leggere ad alta voce. Infine ogni gruppo ha scelto il proprio portavoce che ha esposto ai presenti il lavoro effettuato. Tutti i gruppi hanno fatto un buon lavoro e hanno ricevuto i complimenti dalla prof.ssa Bonomi e dai compagni. Mattia Repetti IIAI

 

Ecco alcune frasi, pronunciate dalla scrittrice durante l’incontro, che ci sono sembrate particolarmente interessanti.

-I libri sono “passaporte” che ti fanno entrare dove vuoi.

-Il libro è un vacanza.

-Quando compro un libro guardo sempre il numero di pagine se è bello (e dobbiamo leggere libri belli che ci piacciono) e ha tante pagine è meglio perché posso stare con lui più a lungo.

-La gente si fa i selfie perché ha bisogno di esistere

-La struttura dell’essere umano è la stessa da millenni. Le domande che da sempre l’uomo di pone sono: “Chi sono? Cosa devo fare? Sono in grado di farlo?

-Noi tutti siamo nati per qualcosa e se ognuno facesse quello per cui è nato lo farebbe volentieri

-Nel vostro futuro fate quello che vi sentite di fare. La felicità è fare quello che sai far bene e che desideri fare

 

 

LA FANTASTICA FENICE

La fenice, anche nota come araba fenice, è un animale mitologico, noto fin dai tempi degli antichi Egizi.

Ha l’aspetto di un grande uccello con le piume rosse e oro, il collo dorato, la coda azzurra e lunga come quella di un pavone, ali color oro e porpora, gran becco e lunghe zampe.

 

La fenice può sparire e riapparire magicamente; inoltre, le sue lacrime hanno proprietà curative e il suo canto è in grado di accrescere il coraggio dei buoni.

Ma ciò che la rende ancora più fantastica è la sua capacità di rigenerarsi. Questa magica creatura, infatti, vive 500 anni, dopo di che muore, esplodendo in spettacolari fiamme e dopo tre giorni rinasce dalle proprie ceneri. Per questo motivo le fenici sono considerate animali immortali.

Tra tutte le fenici, la più famosa è senza dubbio Fanny, la fidata compagna e preziosa alleata di Silente nella serie di romanzi e film dedicati al giovane mago Harry Potter.

È proprio Fanny ad aiutare più volte Silente e Harry nel corso della storia, come in Harry Potter e la camera dei segreti, dove, con le sue lacrime, neutralizza l’effetto del veleno di Basilisco, salvando Harry dalla morte certa.

                                                                                    

 

Raissa Benenti 2SC  

 

 

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Rubrica:Recensioni

 

 

TITOLO: LA TEMPESTA DI SASA’

 

AUTORE: Salvatore Striano

Salvatore a quattordici anni ha già una vita segnata: cocaina,violenza, una banda di ragazzi che si è fatta camorrista per opporsi alla camorra che divora le loro vite. E’ un cerchio che sembra chiudersi senza speranza. Infatti arriva la latitanza e poi il carcere, prima in Spagna e dopo in Italia.

Ma è qui che i libri gli diventano compagni. Salvatore conosce la letteratura, il grande teatro di Eduardo, e di Shakespeare. E arriva la libertà.

 

L’autore incontrerà le classi quinte del nostro istituto martedì 11 e mercoledì 12 aprile

 

 

TITOLO: L’ALCHIMISTA

 

AUTORE: Paolo Coelho

 

 

Paul Coelho nasce a Rio De Janeiro il 24 agosto 1947 da una famiglia borghese di origini portoghesi, residente nel quartiere residenziale di Botafogo. Sin da giovanissimo mostra una vocazione artistica ed una sensibilità fuori dal comune. Nel 1986 scrive il suo primo libro seguito dall’Alchimista il suo libro più famoso. L'Alchimista è la storia di una iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un giovane pastorello andaluso il quale, alla ricerca di un tesoro sognato, intraprende un viaggio avventuroso, insieme reale e simbolico, che lo porterà fino all'Egitto delle Piramidi. E sarà proprio durante il viaggio che il giovane, grazie all'incontro con il vecchio Alchimista, salirà tutti i gradini della scala sapienziale: nella sua progressione sulla sabbia del deserto e, insieme, nella conoscenza di sé, scoprirà l'Anima del Mondo, l'Amore e il Linguaggio Universale, imparerà a parlare al sole e al vento e infine compirà la sua Leggenda. Personale. Il libro mi è piaciuto molto ha una trama avvincente che ti cattura

 

Emanuele Deagostino 2SB.

 

 

 

 

 

 

 

TITOLO: PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI

 

AUTORE: Luigi Garlando

 

EDIZIONE: RCS Media Group, 2012

 

TRAMA: Questo libro racconta la storia di un padre, che, nel giorno del decimo compleanno del figlio, decide di spiegargli il motivo per cui è stato chiamato così.

I due montano sulla macchina e partono diretti verso la spiaggia di Mondello, che si trova vicino a dove abitano, nella città di Palermo. Durante il viaggio i due dialogano e il bambino parla di Tonio un compagno di classe che commette sempre cattiverie, ma che nessuno ha il coraggio di denunciare alla maestra o al Preside per paura di ritorsioni

Il padre spiega che lo stesso principio viene utilizzato dalla mafia, che sopravvive incutendo terrore alle persone e potendo godere del loro silenzio omertoso. Durante il viaggio,quindi, Giovanni viene a conoscenza della storia del giudice Falcone,un uomo che ha sempre agito senza titubanza contro la mafia, prima nelle aule del tribunale di Palermo e poi dalla Superprocura di Roma. Scopre come Falcone abbia dovuto rinunciare a tante cose nella sua vita:sempre protetto dalla scorta, non ha potuto avere figli, criticato dalla sua stessa città è stato però capace di lavorare bene insieme ai suoi colleghi senza tirarsi indietro fino ad arrivare al famoso Maxiprocesso contro Cosa Nostra nel 1986. Il papà spiega a Giovanni anche come la mafia si addentri nella società impossessandosi di ricchezze economiche e contando sulla collaborazione degli imprenditori. A Roma Falcone cercava di preparare leggi adatte a sconfiggere la mafia togliendole la possibilità di trovare finanziamenti. Ma il 23 maggio del 1992 Giovanni Falcone viene ucciso insieme alla moglie e alla scorta a Capaci, sull’autostrada che porta dall’aeroporto di Palermo. Nel luglio dello stesso anno viene ucciso anche un altro magistrato, Paolo Borsellino. Ma quelle bombe “sono un gran botto che sveglia un po’ tutti, non solo a Palermo. Tutta l’Italia apre gli occhi: non si può vivere così”. Giovanni rimane affascinato dalla vita di Falcone e il giorno successivo va a fare visita alla signora Maria sorella del giudice. Solo allora sarà pronto per affrontare Tonio

COMMENTO: E’ un racconto semplice e immediato, che ci mostra Falcone non come un eroe, ma come un uomo normale: un bambino che non ama andare a scuola, un uomo che ha paura della mafia. Eppure egli decide di combatterla ed “accetta” l’idea che la mafia prima o poi gliela farà pagare ma non si arrende. Il libro ci mostra come la mentalità mafiosa ha le proprie radici nella vita comune di tutti i giorni, a partire dai piccoli episodi di bullismo a scuola sino ad arrivare alla richiesta di pizzo ai negozianti. La mafia si alimenta della paura delle persone, della loro incapacità di ribellarsi. Il sistema mafioso a poco a poco viene accettato come se fosse la normalità. Bisogna esserne sempre consapevoli per non correre il rischio di sottovalutare il pericolo.

 

 

Matteo Scagni 2SB

 

 

 

 

 

 

Alcune ragazze della IV SB hanno scritto queste interviste, in parte inventate e in parte reali, per partecipare al concorso Donne e ricerca in fisica: stereotipi e pregiudizi”.

LA FISICA STA CRESCENDO DONNA

 

Nel corso dei secoli, anche se l’uomo è stato a lungo protagonista del cambiamento, molto spesso è stata la donna ad avere un ruolo fondamentale affinché le teorie prendessero forma.

 

Se per troppo tempo in ambito scientifico il ruolo della donna è stato messo in secondo piano dalla figura maschile, finalmente in questi anni, abbiamo ottenuto il diritto di essere considerate alla pari dei nostri colleghi. In passato le scienziate hanno subìto ingiustizie, non sono state considerate e rispettate per le loro scoperte, attribuite, invece, automaticamente al collega uomo, considerato più intraprendente, sveglio ed intelligente. Grazie al lavoro di milioni di donne del passato, oggi possiamo essere orgogliose del contributo che, ogni giorno, le scienziate donano al mondo intero. Tale processo, però, non è stato immediato: sono trascorsi decenni, se non secoli, dalle prime rivolte femministe, volte a ottenere l’uguaglianza, il rispetto e il riconoscimento delle nostre capacità. Grazie alla loro perseveranza abbiamo finalmente raggiunto un importante obiettivo: oggi molte professioni che in passato erano considerate esclusivamente maschili, sono ora esercitate anche dalle donne.

 

Nel presente progetto abbiamo deciso di ripercorrere questa evoluzione culturale, paragonando il pensiero di una importante ricercatrice del passato, Lise Meitner (organizzato sotto forma di intervista) a quello di due donne che lavorano oggi al CERN di Ginevra. Durante un viaggio studio, abbiamo avuto la grande occasione di incontrare alcune scienziate e abbiamo rivolto loro diverse domande. Tramite queste inedite interviste, si potrà notare come la cultura e la mentalità della società si stia evolvendo di continuo grazie al lavoro di tante. Tutto ciò ci rende orgogliose della battaglia che altre donne hanno combattuto per noi in passato e per la quale ci impegneremo anche noi nel futuro.

 

Per cominciare, abbiamo deciso di studiare la vita di una grande fisica del passato, Lise Meitner, che ha contribuito allo studio sulla fissione nucleare, analizzando i suoi pensieri….

 

LISE MEITNER

 

 

 

Qual è stato il suo percorso di studi?

Dopo avere concluso la scuola media, essendo donna non ho potuto continuare gli studi e frequentare il liceo. Per questo, mi preparai da autodidatta per superare la maturità, diplomandomi nel 1901, all'età di 22 anni. Questo mi permise di iniziare gli studi di fisica, matematica e filosofia all'università di Vienna. Già nei primi anni, mi occupai della radioattività. Con la mia tesi fui la seconda donna a conseguire il dottorato di fisica all'università di Vienna. Subito dopo la laurea, feci domanda per un incarico presso il prestigioso Istituto del Radio di Parigi, incarico che, però, non riuscii a ottenere. Il dottorato mi permise, comunque, di essere accolta nell'Istituto di fisica teorica di Vienna.

 

Perché ha deciso di intraprendere una carriera in questo campo scientifico?

Già ai primi anni di scuola mi affascinava molto la matematica. Compresi che mi sarei dedicata al mondo delle scienze a partire da una singolare giornata trascorsa in un giardino con mia madre e i miei fratelli: osservando una semplice pozzanghera con dentro dell’olio, scoprii la mia curiosità nel cercare le cause dei fenomeni naturali che mi circondavano. Il mio interesse per la fisica aumentò all’università, come dissi alla mia amica Elisabeth Schiemann:” Amo la fisica con tutto il mio cuore e non potrei immaginare la mia vita senza di essa. È una specie di amore personale, come quello che si ha per qualcuno al quale si devono molte cose.”

 

Ha trovato difficoltà? Se sì, quali?

Sì, l’ostacolo più grande è stato il divieto all’istruzione per le donne emanato nel 1892, che, a partire da luglio, mi costrinse ad interrompere gli studi. Grazie al supporto dei miei genitori, però, sono riuscita a diplomarmi per essere insegnante di francese, per poter avere almeno un mestiere e una sicurezza. Intorno ai trent’anni, inoltre, ho vissuto un periodo di crisi dovuto al suicidio del mio maestro, che è stato una guida fondamentale per i miei studi. Dopo questa difficoltà, ho deciso di trasferirmi a Berlino, dedicandomi alla fisica.

 

 

Com’è la sua esperienza lavorativa con gli uomini? Anche lei pensa che gli uomini siano più avvantaggiati in questo campo?

Durante la mia carriera ho collaborato con molti uomini, alcuni dei quali sono stati leali nei miei confronti; altri, però, si sono approfittati del fatto che fossi donna, credendomi inferiore a loro. Nel 1907 ho conosciuto il chimico Otto Hahn e con lui ho iniziato una collaborazione che è durata quasi trent’anni. Ho lavorato nel suo laboratorio senza essere pagata, e, dato che a quell'epoca le donne non erano ammesse all'università, ero costretta ad entrare dalla porta di servizio senza poter accedere alle aule e ai laboratori degli studenti. Questa situazione è peggiorata quando, nel 1945, Hahn vinse il premio Nobel per la chimica, e di me non si fece neanche un accenno. Credo che dal mio racconto sia evidente la mia opinione sulla disparità tra uomo e donna sul lavoro.

 

Essendo una donna molto impegnata, è riuscita a conciliare la vita lavorativa e familiare? Ha mai pensato di dedicarsi esclusivamente ad un solo ambito?

Non ho mai avuto il problema della scelta. Durante la mia carriera ci ho pensato a lungo, ma sono giunta alla conclusione che sposandomi e avendo dei figli avrei solamente ostacolato la mia realizzazione personale. Nel lavoro mi sono sempre trovata molto svantaggiata in quanto donna e mi sono sempre vista costretta a confrontarmi e collaborare con degli uomini; se avessi anche scelto di crescere e educare dei figli non sarei mai riuscita a ottenere questi risultati. Sono sicura che anche un marito e dei figli mi avrebbero dato molte soddisfazioni, ma ho preferito dedicarmi alle mie passioni.

 

Ha altre passioni oltre la fisica?

Sì, ho una grande passione per la musica e una viva curiosità per i fenomeni naturali, sia fisici che chimici. Oltre a questo, posso considerarmi una pacifista convinta, cosa che mi ha portata a rifiutare importanti incarichi che mi avrebbero permesso di costruire una bomba atomica, nonostante le continue richieste da parte degli Stati Uniti.

 

confrontandoli con quelli di una donna in carriera al CERN di Ginevra…

 

DESPINA HATZIFOTIADOU (fisica greca, nata a Thessaloníki, che al momento sta lavorando al progetto A.L.I.C.E.)

 

   

Quando ha capito di voler diventare una scienziata? Lo ha sempre saputo o c’è stato un episodio che l’ha spinta verso questa direzione?

Non credo che ci sia stato un episodio particolare ma, alla fine del liceo, quando ho dovuto scegliere cosa studiare in futuro, sono stata indirizzata a intraprendere questo genere di carriera, grazie anche alla bravura della mia professoressa di fisica. Inoltre, mi ha sempre interessata il mondo della matematica, quindi ho deciso di approfondire questi ambiti del sapere. Posso dire che la mia sia stata una scelta naturale, non dettata da imposizioni di alcun genere.

 

Come ha reagito la sua famiglia alla sua decisione?

Al contrario di ciò che si possa pensare, non hanno avuto alcun problema, accettando la situazione e sostenendomi. Questo perché anche mia madre era una fisica, altro punto che ha giocato a favore della mia scelta.

 

Come può descrivere il suo ambiente scolastico? È stato incoraggiante oppure no?

Il liceo che ho frequentato era esclusivamente femminile, perciò non è sorto alcun problema di competizione tra ragazze e ragazzi. All’università, invece, noi donne eravamo circa il 25%, ma non ho riscontrato nessun tipo di problema, anzi, posso dire che eravamo piuttosto uniti tra noi.

 

Che ruolo hanno avuto i professori nella sua scelta?

In verità non hanno avuto un ruolo fondamentale nel corso dei miei studi, anche se ovviamente credo che il mio docente di fisica del liceo sia stato entusiasta della mia decisione.

 

Qualcuno ha mai cercato di ostacolare il suo percorso lavorativo?

Beh, quando ero all’università, dopo essermi laureata, stavo lavorando come assistente nei laboratori universitari, preparando il mio master, e il professore non è stato per nulla disponibile nei miei confronti: invece di aiutarmi ha cercato in ogni modo di ostacolarmi, perché non voleva che andassi via dalla Grecia, per lavorare al CERN.

 

Come ha superato questo ostacolo?

Ho terminato il mio master presentando un progetto su alcuni esperimenti di fisica delle particelle a bassa energia, negli anni ’80. Dopo aver concluso il mio periodo di studi, ho cominciato a viaggiare e lavorare al CERN per diverso tempo, settimane, mesi, anni, in base agli esperimenti e agli studi che avrei dovuto compiere. Dopo aver trascorso due anni al CERN, per occuparmi di un progetto di particolare importanza, decisi di trasferirmi stabilmente a Ginevra.

 

Qual è stata quella che considera la più grande sfida nella sua vita?

Ritengo che la più grande sfida nella mia vita sia stata quella di trovare un lavoro adeguatamente retribuito. Qui al CERN, infatti, è molto difficoltoso per un fisico trovare lavoro, non essendoci molti ruoli da ricoprire. Non è stato semplice, perciò, per diversi anni, soprattutto all’inizio della mia carriera, questa è stata davvero una sfida. Alla fine posso ritenermi fortunata di aver ottenuto il presente incarico, essendo questo ambiente di lavoro molto competitivo.

 

È mai stata discriminata, essendo donna?

Sì, credo che all’inizio della mia carriera, quando venni al CERN come studente durante l’estate e lavorai assieme ad un altro ragazzo con le mie stesse potenzialità, fui considerata meno in gamba rispetto a lui. Infatti, era in ogni occasione la prima scelta dei professori, quindi, credo che all’inizio ci sia stata molta disparità, ma quando sono realmente entrata a far parte del sistema, tutto si è risolto nel migliore dei modi.

 

Come si è sentita in quel momento? Come ha reagito a tale discriminazione?

In quegli anni ero ancora giovane ed inesperta, non potevo fare nulla per rimediare a tale ingiustizia. Di conseguenza, ho deciso che la scelta più saggia sarebbe stata quella di aspettare di essere notata per le potenzialità che avevo.

 

Come può descrivere la situazione delle scienziate oggi?

Non posso ancora dire che ci sia totale uguaglianza tra uomo e donna. Soprattutto la prima parte della carriera lavorativa di una donna, in questo ambito, risulta molto più complicata rispetto a quella di un uomo. Posso dire, però, che questa situazione sia notevolmente migliorata, forse grazie ad un cambiamento culturale e sociale che ci ha permesso di raggiungere un compromesso. Tutt’ora è molto raro che le donne riescano a raggiungere ruoli particolarmente importanti, solo per questione di pregiudizi. Un fatto positivo è che il numero delle donne in carriera sia in lenta ascesa negli ultimi decenni.

 

Come vede il futuro per le nuove generazioni di donne?

 

Credo che dovranno fare ancora molta fatica, ma se la strada della scienza e della fisica è veramente quella che vogliono seguire, dovranno disinteressarsi di tutto il resto e occuparsi esclusivamente di ciò che vorranno studiare, specialmente prima della laurea e durante i primi anni di lavoro. Spero inoltre che, in linea con il loro graduale incremento in ambito scientifico, le donne possano un giorno essere considerate alla pari degli uomini e raggiungere importanti posizioni senza troppe difficoltà.

 

È riuscita a conciliare la vita lavorativa e quella familiare?

Sì, ho avuto la fortuna di avere l’aiuto di mia madre che badava ai miei bambini quando erano piccoli. In Francia, alcuni decenni fa, non c’erano strutture simili ad asili, nelle quali poterli portare durante il giorno, ma c’erano delle donne, delle bambinaie, che si occupavano di loro e della casa. In questo modo sono stata in grado di occuparmi senza troppe difficoltà del lavoro durante il giorno e della famiglia la sera, una volta tornata a casa.

 

Ha mai pensato di dedicarsi solo alla famiglia o solo al lavoro?

Prima di decidere di sposarmi e fare dei figli, mi sono dedicata interamente allo studio e al lavoro, disinteressandomi degli affetti familiari, fino a che, all’età di 35 anni, non decisi di sposarmi. Non ho mai riscontrato grandi problemi nel conciliare vita lavorativa e familiare, soprattutto perché all’inizio della mia carriera non mi sono curata di questo aspetto, riuscendo a raggiungere una posizione lavorativa sicura. Una volta stabilizzatami, decisi di crearmi una famiglia. Anche altri colleghi mi chiesero come avevo fatto a combinare questi due aspetti che molto spesso vengono visti come impossibili da connettere, ma ci sono riuscita con facilità.

 

Oltre alla fisica, ha altri interessi?

Certo, io amo il cinema e sono una fondatrice del cineclub del CERN che, regolarmente, propone la visione gratuita di film di fama mondiale. Periodicamente proponiamo argomenti differenti e questo mese è dedicato alle donne. Mi occupo di questo progetto da più di 30 anni.

 

Cosa consiglierebbe alle giovani studentesse che hanno deciso di intraprendere lo studio della fisica moderna (fisica delle particelle)?

Consiglio vivamente a tutte le ragazze di seguire il proprio desiderio, anche se il futuro della fisica moderna, secondo me, non è totalmente sicuro. In ogni caso, ogni sogno deve essere inseguito, se è ciò che si vuole raggiungere.

 

e con quelli di una giovanissima studentessa veneziana.

 

FRANCESCA CARNESECCHI (studentessa laureata in fisica nucleare e subnucleare, che al momento si sta occupando del progetto A.L.I.C.E.)

 

  

 

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Mi sono diplomata al liceo scientifico di Venezia, per poi iscrivermi alla triennale di fisica a Bologna dove, dopo essermi laureata in fisica nucleare e subnucleare, ho intrapreso il dottorato con un gruppo di ragazzi che ho conosciuto durante la magistrale.

 

Quando hai capito di voler diventare una scienziata? Qualcuno ti ha indirizzata?

A settembre, dopo la maturità, ero indecisa tra matematica e fisica. Alla fine ho scelto questo percorso, anche se non ne ero totalmente convinta. Solo durante i miei studi ho capito di aver compiuto la scelta giusta, della quale non mi sono mai pentita. La scelta l’ho fatta individualmente, i professori non mi hanno indirizzata verso una particolare facoltà, ma mi hanno aiutata a crescere e maturare.

 

Come ha reagito la tua famiglia alla tua scelta?

Bene, loro mi hanno sempre supportata e avrebbero accettato qualunque mia scelta. A loro bastava che io scegliessi una facoltà che mi piacesse e che mi desse soddisfazioni.

 

Sei mai stata discriminata in quanto donna? Se sì come hai reagito?

No, niente di esplicito. Solo in certi momenti ho sospettato di questo, ma nulla a livello personale. Ho conosciuto, però, ragazze che sono state vittime di discriminazioni.

 

Come è stata la tua esperienza lavorativa con gli uomini? Anche tu pensi che siano più avvantaggiati in questa carriera?

Secondo me la situazione è ancora in dubbio; in alcuni stati culturalmente arretrati, la differenza tra uomo e donna è molto evidente e marcata. Nel caso dell’Europa, sono stati fatti grandi passi in avanti e la situazione è migliorata molto. Sicuramente, però, la parità fra sessi non è stata totalmente raggiunta, anche perché per una donna è ancora molto difficile badare ad una famiglia, al contrario dell’uomo. Per me, e in generale per le fisiche, è complicato conciliare lavoro e famiglia in quanto siamo costrette a viaggiare all’estero. Un’altra cosa che, a mio parere, svantaggia le donne in campo lavorativo è la gravidanza, perché porta a doversi assentare dal lavoro, provocando, in molti casi, un arresto di carriera.

 

Sei riuscita a conciliare la vita lavorativa e familiare?

In questo momento faccio fatica perché sono a Ginevra, i miei genitori vivono a Venezia e il mio ragazzo a Bologna. Cerco di vedere il più possibile i miei genitori, che spesso vengono a trovarmi al lavoro. Per quanto riguarda il mio ragazzo, cerco di vederlo tutti i weekend anche se non sempre ce la faccio. Quindi, per ora trovo complicata questa intesa, ma del tutto fattibile.

 

Hai mai pensato di dedicarti solo alla famiglia o solo al lavoro?

No, vorrei riuscire a rendere compatibili le due cose. Mi piacerebbe riuscire a stare un periodo un po’ più lungo a Bologna per riuscire a vivere anche il quotidiano con il mio ragazzo. Per esempio gradirei poter trascorrere almeno due settimane di seguito a Bologna e poi spostarmi all’estero in modo da non dover rinunciare a nessuno dei due. Non potrei mai pensare di volermi occupare esclusivamente di uno di questi due ambiti.

 

Hai altre passioni oltre alla fisica?

Adoro il cinema, infatti, quando riesco, mi piace andare alla mostra del cinema di Venezia. Mi piace molto anche sciare, nonostante faccia fatica a trovarne il tempo; fortunatamente quest’anno, essendo al CERN, sono riuscita ad andarci diverse volte nel weekend. Infine, amo stare in compagnia dei miei amici.

 

Hai qualche consiglio da riservare a chi si sta immettendo nel mondo della fisica moderna?

Anche se alla fine delle scuole superiori si è un po’ confusi, non bisogna scoraggiarsi, perché i chiarimenti si trovano lungo i primi tre anni di percorso e si ha sempre tempo per cambiare idea. Secondo me, la cosa più utile è confrontarsi con qualcuno che abbia già vissuto la stessa esperienza, per capire meglio alcuni aspetti ed avere una maggiore consapevolezza nella scelta da compiere.

 

Come vedi la situazione delle donne che stanno intraprendendo lo studio della fisica?

Secondo me, la disuguaglianza tra uomo e donna sarà sempre meno evidente perché grazie a centri come il CERN, in cui si mescolano varie culture, sarà sempre più facile raggiungere la parità. Per quanto riguarda la maternità, invece, spero si riesca a trovare al più presto un modo per non mettere a repentaglio la carriera di una donna.

 

In conclusione, confrontando queste tre interviste, abbiamo potuto notare come, col trascorrere del tempo, la donna abbia sempre più possibilità di misurarsi con gli altri scienziati e di collaborare con loro. La fisica sta realmente crescendo donna, offrendoci sempre più opportunità per dimostrare al mondo intero che il nostro contributo è fondamentale come quello di tutti gli altri fisici. Finalmente, come è giusto che sia, anche la donna può sognare in grande e, fiduciose nel futuro, speriamo con tutto il nostro cuore che la parità di genere venga raggiunta il prima possibile.

 

Casassa Erica, Mulattieri Maristella, Scabini Alessia, Scabini Martina, Tosi Sofia IV SB

 

Paola Sarchi

 

Gabriele Scarafia IV SB